lunedì 6 agosto 2012

106 - Leggere: l'ambientazione (il luogo)

L’AMBIENTAZIONE: IL LUOGO

L’altro aspetto dell’ambientazione è il luogo in cui si svolge una storia: in una storia molto lunga di solito i luoghi sono più di uno, a volte moltissimi.

Osserviamo alcune immagini tratte da film:
1
Qui siamo in una cucina di una vecchia casa.
2
Qui in un posto tra le colline dove c’è un castello medievale.
3
Qui in uno stadio dove si sta giocando una partita di rugby.
4
Qui siamo in un villaggio del Vietnam, durante un bombardamento
5
Qui in una città di fantasia (del futuro) con le automobili volanti.
6
Qui siamo in Cina, a Pechino, davanti al Palazzo Imperiale.
 
7
Qui siamo in una villa di ricchi americani.
8
Qui siamo in una grande lavanderia industriale.

Un storia può essere ambientata in qualunque tipo di luogo: vero o di fantasia.

In testi molto brevi (come le favole) il luogo può anche non essere descritto.

I BUOI E L’ASSE DELLE RUOTE (di Esopo, Mondadori)

Dei buoi tiravano un carro. Siccome l’asse delle ruote strideva, si voltarono verso di lui e gli dissero: «Ehi, amico, noi portiamo tutto il peso e tu ti lamenti?».
Così anche tra gli uomini qualcuno si dà l’aria di essere stanco mentre sono gli altri che si affannano.

AIUTO:
tiravano = imperfetto del verbo TIRARE
strideva = imperfetto del verbo STRIDERE
si voltarono = passato remoto del verbo VOLTARSI
dissero = passato remoto del verbo DIRE


Oppure il luogo può essere solo accennato.

LE RANE NELLO STAGNO (di Esopo, Mondadori)

Due rane vivevano in uno stagno. Quando il calore dell’estate lo prosciugò, lo lasciarono per andare a cercarne un altro. A un tratto s’imbatterono in un pozzo profondo. «Scendiamo insieme in questo pozzo, amica mia» propose una all’altra, appena lo vide. Ma la sua compagna replicò: «E se anche quest’acqua si prosciugasse, come faremo a risalire?».
La favola dimostra che non bisogna mettere mano alle cose senza riflettere.

AIUTO:
vivevano = imperfetto del verbo VIVERE
prosciugò = passato remoto del verbo PROSCIUGARE
lasciarono = passato remoto del verbo LASCIARE
s’imbatterono = passato remoto del verbo IMBATTERSI
propose = passato remoto del verbo PROPORRE
vide = passato remoto del verbo VEDERE
faremo = futuro del verbo FARE


Ma nei racconti e nei romanzi la storia ha sempre bisogno di un luogo preciso, che a volte può essere descritto con molti dettagli.
Leggi i 2 esempi (il primo è un racconto intero, il secondo solo l’inizio di un romanzo).

1- IL PICCIONE COMUNALE (di Italo Calvino, Einaudi)

Gli itinerari che gli uccelli seguono migrando, verso sud o verso nord, d'autunno o a primavera, traversano di rado la città. Gli stormi tagliano il cielo alti sopra le striate groppe dei campi e lungo il margine dei boschi, ed ora sembrano seguire la ricurva linea di un fiume o il solco d'una valle, ora le vie invisibili del vento. Ma girano al largo, appena le catene di tetti d'una città gli si parano davanti.
Pure, una volta, un volo di beccacce autunnali apparve nella fetta di cielo d'una via. E se ne accorse solo Marcovaldo, che camminava sempre a naso in aria. Era su un triciclo a furgoncino, e vedendo gli uccelli pedalò più forte, come andasse al loro inseguimento, preso da una fantasticheria di cacciatore, sebbene non avesse mai imbracciato altro fucile che quello del soldato.
E così andando, cogli occhi agli uccelli che volavano, si trovò in mezzo a un crocevia, col semaforo rosso, tra le macchine, e fu a un pelo dall'essere investito. Mentre un vigile con la faccia paonazza gli prendeva nome e indirizzo sul taccuino, Marcovaldo cercò ancora con lo sguardo quelle ali nel cielo, ma erano scomparse.

In ditta, la multa gli suscitò aspri rimproveri.
– Manco i semafori capisci? – gli gridò il caporeparto signor Viligelmo. – Ma che cosa guardavi, testavuota?
– Uno stormo di beccacce, guardavo... – disse lui.
– Cosa? – e al signor Viligelmo, che era un vecchio cacciatore, scintillarono gli occhi. E Marcovaldo raccontò.
– Sabato prendo cane e fucile! – disse il caporeparto, tutto arzillo, dimentico ormai della sfuriata. – È cominciato il passo, su in collina. Quello era certo uno stormo spaventato dai cacciatori lassù, che ha piegato sulla città...
Per tutto quel giorno il cervello di Marcovaldo macinò, macinò come un mulino. «Se sabato, com'è probabile, ci sarà pieno di cacciatori in collina, chissà quante beccacce caleranno in città; e se io ci so fare, domenica mangerò beccaccia arrosto».
Il casamento dove abitava Marcovaldo aveva il tetto fatto a terrazzo, coi fili di ferro per stendere la roba ad asciugare. Marcovaldo ci salì con tre dei suoi figli, con un bidone di vischio, un pennello e un sacco di granone. Mentre i bambini spargevano chicchi di granone dappertutto, lui spennellava di vischio i parapetti, i fili di ferro, le cornici dei comignoli. Ce ne mise tanto che per poco Filippetto, giocando, non ci restò lui appiccicato.
Quella notte Marcovaldo sognò il tetto cosparso di beccacce invischiate sussultanti. Sua moglie Domitilla, più vorace e pigra, sognò anatre già arrosto posate sui comignoli. La figlia Isolina, romantica, sognava colibrì da adornarsene il cappello. Michelino sognò di trovarci una cicogna.
Il giorno dopo, a ogni ora, uno dei bambini andava d'ispezione sul tetto: faceva appena capolino dal lucernario, perché, nel caso stessero per posarsi, non si spaventassero, poi tornava giù a dare le notizie. Le notizie non erano mai buone. Finché, verso mezzogiorno, Pietruccio tornò gridando:
– Ci sono! Papà! Vieni!
Marcovaldo andò su con un sacco. Impegolato nel vischio c'era un povero piccione, uno di quei grigi colombi cittadini, abituati alla folla e al frastuono delle piazze. Svolazzando intorno, altri piccioni lo contemplavano tristemente, mentre cercava di spiccicare le ali dalla poltiglia su cui s'era malaccortamente posato.

La famiglia di Marcovaldo stava spolpando le ossicine di quel magro e tiglioso piccione fatto arrosto, quando sentirono bussare.
Era la cameriera della padrona di casa: – La signora la vuole! Venga subito!
Molto preoccupato, perché era indietro di sei mesi con la pigione e temeva lo sfratto, Marcovaldo andò all'appartamento della signora, al piano nobile. Appena entrato nel salotto vide che c'era già un visitatore: la guardia dalla faccia paonazza.
– Venga avanti, Marcovaldo, – disse la signora. –Mi avvertono che sul nostro terrazzo c'è qualcuno che dà la caccia ai colombi del Comune. Ne sa niente, lei?
Marcovaldo si sentì gelare.
– Signora! Signora! – gridò in quel momento una voce di donna.
– Che c'è, Guendalina?
Entrò la lavandaia. – Sono andata a stendere in terrazzo, e m'è rimasta tutta la biancheria appiccicata. Ho tirato per staccarla, ma si strappa! Tutta roba rovinata! Cosa mai sarà?
Marcovaldo si passava una mano sullo stomaco come se non riuscisse a digerire.

AIUTO PER IMMAGINI:
Gli stormi tagliano il cielo alti…
Un volo di beccacce autunnali…
Era su un triciclo a furgoncino

Si trovò in mezzo a un crocevia, col semaforo rosso…
Mentre un vigile gli prendeva nome e indirizzo sul taccuino…
Sabato prendo cane e fucile…
Domenica mangerò beccaccia arrosto.
Aveva il tetto fatto a terrazzo
Impegolato nel vischio c’era un povero piccione…
Entrò la lavandaia…


2- IVANHOE (di Walter Scott, traduzione di Laura Pugno, La Biblioteca di Repubblica)

In quel dolce distretto della bella Inghilterra che è bagnato dal fiume Don, si stendeva nei tempi antichi un’ampia foresta che ricopriva la maggior parte delle miti colline e delle vallate che si trovano tra Sheffield e la ridente città di Doncaster. […] Il sole stava tramontando su uno degli spiazzi fittamente coperti d’erba che si aprivano in quella foresta […]. Centinaia di querce dall’ampia chioma, dal tronco breve e dalle vaste ramificazioni, che forse avevano ammirato la solenne marcia dei soldati romani, stendevano i loro lunghi e nodosi rami su un delizioso tappeto d’erba verde. Qui e lì alle querce si mischiavano faggi, agrifoglie e altre piante del bosco ceduo, in un intrico tanto fitto da intercettare i raggi cadenti del sole al tramonto; in altri punti gli alberi si distanziavano gli uni dagli altri, dando luogo a quegli scorci profondi e spaziosi nel cui intreccio l’occhio ama perdersi, mentre l’immaginazione vi legge i sentieri verso scene ancora più selvagge di solitudine boschiva. Qui i raggi infuocati del sole proiettavano una luce fratta e debole, che in parte si rifletteva sui rami contorti e sui tronchi muschiosi degli alberi, coprendo di chiazze luminose quelle porzioni d’erba che riusciva a colpire.

AIUTO PER IMMAGINI:
… si trovano tra Sheffield e la ridente città di Doncaster…
… un’ampia foresta…
Centinaia di querce dall’ampia chioma...
.. sui tronchi muschiosi degli alberi…


ESERCIZIO:
Leggi il brano e poi rispondi alle domande. [Il brano è un po’ difficile; comunque l’esercizio può servire all’insegnante, per valutare le capacità dell’alunno straniero]

IL MULINO SULLA FLOSS (di George Eliot, La Biblioteca di Repubblica)

Una vasta pianura dove la Floss, allargandosi, si affretta verso il mare tra le rive verdeggianti, e l’affettuosa marea, correndole veloce incontro, le frena il passaggio con un abbraccio impetuoso. Sospinti da questa marea possente, i neri bastimenti, carichi di tavole d’abete dall’odore fresco, di sacchi rigonfi di semi oleosi, o dello scuro luccicare del carbone, risalgono verso la cittadina di St. Ogg’s che mostra i suoi vecchi tetti rossi scanalati e i larghi abbaini delle banchine tra una bassa collina boscosa e la sponda del fiume, tingendo l’acqua di un tenue porpora sotto il bagliore effimero di questo sole di febbraio. Da entrambe le parti si stendono ricchi pascoli e campi di terra scura, pronti a ricevere la semina che darà nuovi raccolti dalle larghe foglie verdi, oppure già con tocchi colorati delle foglie tenere del grano seminato in autunno. Qua e là, oltre le siepi, restano ancora dall’anno passato gruppi di biche dorate che paiono alveari; e ovunque le siepi sono ornate di alberi: i bastimenti lontani sembrano levare l’albero maestro e dispiegare le vele rosso cupo tra i rami del frondoso frassino. […]
E questo è il mulino di Dorlcote. Devo fermarmi qualche minuto qui sul ponte a guardarlo, benché le nubi siano minacciose e il pomeriggio inoltrato. […] L’irruenza dell’acqua e il rimbombo del mulino infondono uno stato di sognante stordimento che pare accrescere la quiete della scena. […]
Ora posso volgere nuovamente gli occhi al mulino e guardare l’infaticabile ruota che sprizza scintillanti zampilli d’acqua. Anche quella bambina la osserva: è rimasta immobile nello stesso punto, sulla riva del torrente, da quando mi sono fermata sul ponte. E quel bizzarro cagnetto bianco dall’orecchio marrone, con i suoi salti e i suoi abbai sembra avercela vanamente con la ruota; forse ne è geloso, perché la sua compagna di giochi col berretto di castoro è tanto affascinata dal suo movimento.

DOMANDE:
1- Il brano è ambientato in
     ð pianura
     ð collina
     ð montagna
2- La Floss che si allarga nella pianura  è
     ð una campagna
     ð una strada
     ð un fiume
3- Il racconto è ambientato vicino al mare o lontano dal mare?
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4- Cosa sono i neri bastimenti?
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5- Che cosa trasportano?
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6- Quale città viene nominata nel brano?
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7- Il nome di questa città ti può suggerire il nome dello Stato in cui si svolge la storia: qual è questo Stato, secondo te?
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8- Di che colore sono i tetti di questa città?
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9- In quale mese è ambientato il brano?
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10- Nel brano si parla di “ricchi pascoli” e di “campi di terra”. Nelle 2 immagini quali sono i pascoli e quali i campi?
 

11- A un certo punto si parla di un mulino: disegnane uno.













12- In quale momento della giornata è ambientato il racconto?
     ð mattina
     ð pomeriggio
     ð notte
13- Chi, oltre alla persona che racconta, osserva il mulino?
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14- Dove si trova?
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15- Che cosa ha in testa?
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16- Chi c’è con lei?
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sabato 4 agosto 2012

105 - Leggere: l'ambientazione (l'epoca)

L’AMBIENTAZIONE: L’EPOCA

Un elemento importante da conoscere, per capire una storia, è l’ambientazione. Con il termine “ambientazione” si intende l’epoca (il tempo) e lo spazio (il luogo) in cui si svolge la storia.
Vediamo qui l’epoca.

EPOCA = passato, presente o futuro.
L’immagine a destra è sicuramente ambientata nel
PASSATO
Qui, invece, siamo nel PRESENTE
E qui, probabilmente, nel FUTURO


Però, non basta dire IL PASSATO, IL PRESENTE, o IL FUTURO.
Infatti guarda le immagini seguenti:
1
Qui siamo nella preistoria
2
Qui nell’antica Grecia
3
Qui durante l’Impero romano
4
Qui nell’Alto Medioevo
5
Qui nel Basso Medioevo
6
Qui nel secolo XIX
7
E qui nel 1945

Il PASSATO, dunque, può significare molte cose diverse.

A volte in una storia non c’è alcun riferimento all’epoca. Questo succede perché la storia raccontata è valida in tutte le epoche. [mancanza di indicazione temporale]
Esempio 1:

LA DONNOLA E LE GALLINE (di Esopo, traduzione di Cecilia Benedetti, Mondadori)

Una donnola, venuta a sapere che le galline di una fattoria erano ammalate, si camuffò da medico e, presi con sé gli strumenti propri della professione, si recò sul posto. Quando fu alla porta della fattoria, chiese alle galline come stessero. «Bene» fu la risposta, «purché tu stia alla larga da qui».
Così gli uomini assennati smascherano i malvagi, anche se costoro simulano le migliori intenzioni.

AIUTO:
venuta a sapere = dopo aver saputo (saputo = verbo SAPERE)
si camuffò = passato remoto di CAMUFFARSI
si recò = passato remoto di RECARSI
chiese = passato remoto di CHIEDERE
come stessero = come stavano
fu = passato remoto di ESSERE


 
La donnola è un animale carnivoro, che si nutre di lepri, topi e anche galline
Le galline sono animali domestici, allevati in tutto il mondo

Altre volte l’epoca è chiarita con precisione, con l’indicazione del giorno, mese e anno in cui incomincia. [indicazione temporale molto precisa]
Esempio 2:

ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS (di Ugo Foscolo, Einaudi)

Da’ colli Eugànei, 11 ottobre 1797
Il sacrificio della patria nostra è consumato; tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure e la nostra infamia.

AIUTO:
resterà = futuro del verbo RESTARE

Altre volte viene indicata la stagione, ma non l’anno. [indicazione temporale generica]
Esempio 3:

ADDIO ALLE ARMI (di Ernest Hemigway, Mondadori)

Sul finire di quell’estate abitavamo in un villaggio dove di là dal fiume e dalla pianura si vedevano i monti. Nel letto del fiume ciottoli e ghiaia erano asciutti e bianchi nel sole e l’acqua correva limpida e azzurra nei canali. Passavano truppe accanto alla casa e proseguivano lungo la strada, la loro polvere copriva le foglie degli alberi.

AIUTO:
abitavamo = imperfetto del verbo ABITARE
vedevano = imperfetto del verbo VEDERE
erano = imperfetto del verbo ESSERE
correva = imperfetto del verbo CORRERE
passavano = imperfetto del verbo PASSARE
proseguivano = imperfetto del verbo PROSEGUIRE
copriva = imperfetto del verbo COPRIRE

Oppure viene indicato l’anno soltanto. [indicazione temporale precisa, ma non completa]
Esempio 4:

MARCO VISCONTI (di Tommaso Grossi, Edizioni Paoline)

Sul confine tra il dominio dei monaci e il territorio di Bellagio, segnato ancora al dì d’oggi con una pietra, sorgeva nel 1329 un vecchio castello che fu poi rovinato verso il termine di quel secolo, e del quale non si conserva più nessuno avanzo.

AIUTO:
sorgeva = imperfetto del verbo SORGERE

ESERCIZI:
Sottolinea le indicazioni di tempo che ci sono nei brani seguenti e metti la crocetta sul tipo di indicazione che è stata scelta:

Testo 1:
IL CONTE DI MONTECRISTO (di Alexandre Dumas, Edizioni San Paolo)

Il 24 febbraio 1815 la vedetta di Nostra Signora della Guardia segnalò il tre-alberi Pharaon che arrivava da Smirne, via Trieste e Napoli.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 2:
L’ESTATE INCANTATA (di Ray Bradbury, Mondadori)

Era una mattina tranquilla e la città era ancora avvolta nel buio, infilata a letto. Il tempo diceva che era estate: il vento aveva quel certo tocco e il respiro del mondo era lungo, caldo e lento. Bastava alzarsi e sporgersi dalla finestra per sapere che questo era il primo giorno di libertà e di vita, il primo mattino d’estate. […]
Le porte delle case si spalancarono e la gente si affrettò a uscire. Cominciò l’estate del 1928.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 3:
L’INVASIONE DEGLI ULTRACORPI (di Jack Finney, Mondadori)

Per me la cosa ebbe inizio verso le sei di una sera di giovedì, il 13 agosto 1953.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 4:
ERNESTO (di Umberto Saba, Einaudi)

Era una giornata della primavera inoltrata, e la via era piena di sole. Ma, dentro il magazzino, faceva fresco, un fresco umido, che odorava di farina.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 5:
IL ROSSO E IL NERO (di Stendhal, Garzanti)
La cittadina di Verrières può essere considerata una delle più graziose della Franca Contea. Le sue case bianche, dai tetti aguzzi e dalle tegole rosse, si arrampicano sul declivio di una collina dove macchie di vigorosi castagni mettono in risalto ogni minima sinuosità. Il Doubs scorre qualche centinaio di piedi sotto le fortificazioni costruite un tempo dagli spagnoli e ora in rovina.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 6:
L’IDIOTA (di Fëdor Dostoevskij, Einaudi)

Verso le nove del mattino d’una giornata di sgelo, sul finir di novembre, il treno della ferrovia Pietroburgo-Varsavia si avvicinava a tutto vapore a Pietroburgo. Il tempo era così umido e nebbioso, che a stento si era fatto giorno; difficile era distinguere qualche cosa dai finestrini della carrozza a dieci passi di distanza, a destra come a sinistra della linea.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 7:
DIETRO LA PORTA (di Giorgio Bassani, Einaudi)

Sono stato molte volte infelice, nella mia vita, da bambino, da ragazzo, da giovane, da uomo fatto; molte volte, se ci ripenso, ho toccato quel che si dice il fondo della disperazione. E tuttavia ricordo pochi periodi più neri, per me, dei mesi di scuola fra l’ottobre del 1929 e il giugno del ’30, quando facevo la prima liceo.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 8:
L’ENTRATA IN GUERRA (di Italo Calvino, Einaudi)

Il 10 giugno del 1940 era una giornata nuvolosa. Erano tempi che non avevamo voglia di niente. Andammo alla spiaggia lo stesso, al mattino, io e un mio amico che si chiamava Jerry Ostero. Si sapeva che al pomeriggio avrebbe parlato Mussolini, ma non era chiaro se si sarebbe entrati in guerra o no. Ai bagni quasi tutti gli ombrelloni erano chiusi; passeggiammo sulla riva scambiandoci supposizioni e opinioni, con frasi lasciate a mezzo, e lunghe pause di silenzio.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 9:
TEMPI DIFFICILI (di Jorge Amado, Einaudi)

Era stato un mese di cattive notizie. Il deputato Artur Carneiro Macedo da Rocha, discendente di antica famiglia paulista, pensava contento che entro poche ore quel fatidico mese di ottobre del 1937 sarebbe finito, chissà che novembre cominciasse sotto migliori auspici.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 10:
IL MEDICO DI CAMPAGNA (di Honoré de Balzac, Garzanti)

In una bella mattina di primavera del 1829 un uomo sui cinquant’anni percorreva a cavallo il sentiero che porta ad un grosso villaggio nei pressi della Grande-Chartreuse. Il villaggio è il capoluogo di un popoloso cantone chiuso dentro una lunga vallata.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 11:
L’UOMO INVISIBILE (di Herbert G. Wells, Newton)
Lo straniero arrivò ai primi di febbraio, in una giornata gelida, sferzata da un vento tagliente e battuta da una fitta nevicata, l’ultima della stagione. Veniva a piedi dalla stazione di Brumblehurst, e teneva in mano, una mano pesantemente guantata, una valigetta nera. Era imbaccuccato dalla testa ai piedi, e la tesa del suo morbido cappello di feltro gli scendeva sul viso, nascondendolo quasi interamente alla vista.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 12:
LA STORIA (di Elsa Morante, Einaudi)

Un giorno di gennaio dell’anno 1941, un soldato tedesco di passaggio, godendo di un pomeriggio di libertà, si trovava, solo, a girovagare nel quartiere di San Lorenzo, a Roma. Erano circa le due del dopopranzo, e a quell’ora, come d’uso, poca gente circolava per le strade. Nessuno dei passanti, poi, guardava il soldato, perché i Tedeschi, pure se camerati degli Italiani nella corrente guerra mondiale, non erano popolari in certe periferie proletarie.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 13:
UOMINI E TOPI (di John Steinbeck, Bompiani)
Poche miglia a sud di Soledad, il Salinas capita sotto le falde dei colli, dove scorre verde e profondo. L’acqua è anche tiepida, perché è sgusciata sfavillando sulle sabbie gialle nel sole, prima di giungere alla stretta pozza.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 14:
L’UOMO SENZA QUALITÀ (di Robert Musil, Einaudi)

Sull’Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isotere si comportavano a dovere. La temperatura dell’aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo, e con l’oscillazione mensile aperiodica, il sorgere e il tramontare del sole e della luna, le fasi della luna, di Venere, dell’anello di Saturno e molti altri importanti fenomeni si succedevano conforme alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell’aria aveva la tensione massima, e l’umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che quantunque un po’ antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata d’agosto dell’anno 1913.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Testo 15:
LA TELA DI RAGNO (di Joseph Roth, Bompiani)
Theodor crebbe nella casa del padre, l’ispettore doganale e ex sergente maggiore Wilhelm Lohse. Il piccolo Theodor era un ragazzo biondo, volonteroso e educato. Aveva desiderato con tutta l’anima, ma senza realmente crederci, il prestigio che avrebbe conseguito più tardi nella vita. Si può dunque dire: superò le aspettative che non aveva mai riposto in se stesso.

ð indicazione temporale molto precisa
ð indicazione temporale generica
ð indicazione temporale precisa, ma non completa
ð mancanza di indicazione temporale

Naturalmente una storia ha anche una DURATA, cioè incomincia in un certo tempo e finisce dopo altro tempo (qualche ora, qualche giorno, qualche mese, qualche anno, molti anni, ecc.).
Leggi il brano seguente: già nella prima pagina di questo libro si fa notare una durata di qualche settimana.

LA TREGUA (di Primo Levi, Einaudi)

Nei primi giorni del gennaio 1945, sotto la spinta dell’Armata Rossa ormai vicina, i tedeschi avevano evacuato in tutta fretta il bacino minerario slesiano. Mentre altrove, in analoghe condizioni, non avevano esitato a distruggere col fuoco o con le armi i Lager insieme con i loro occupanti, nel distretto di Auschwitz agirono diversamente: ordini superiori (a quanto pare dettati personalmente da Hitler) imponevano di «recuperare», a qualunque costo, ogni uomo abile al lavoro. Perciò tutti i prigionieri sani furono evacuati, in condizioni spaventose, su Buchenwald e su Mauthausen, mentre i malati furono abbandonati a loro stessi. Da vari indizi è lecito dedurre la originaria intenzione tedesca di non lasciare nei campi di concentramento nessun uomo vivo; ma un violento attacco aereo notturno, e la rapidità dell’avanzata russa, indussero i tedeschi a mutare pensiero, e a prendere la fuga lasciando incompiuto il loro dovere e la loro opera.
Nell’infermeria del Lager di Buna-Monowitz eravamo rimasti in ottocento. Di questi, circa cinquecento morirono delle loro malattie, di freddo e di fame prima che arrivassero i russi, ed altri duecento, malgrado i soccorsi, nei giorni immediatamente successivi.
La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. fummo Charles ed io i primi a scorgerla: stavamo trasportando alla fossa comune il corpo di Sómogyi, il primo dei morti fra i nostri compagni di camera.